Inshallah, se Dio vuole e le troppo giovani e bellissime ragazze di ogni gruppo etnico riescono a partorire spontaneamente, senza dover ricorrere un parto operativo ..ci riposiamo dopo le 5 p.m. nella accogliente casetta che ci ha messo a disposizione l’Ospedale e possiamo finalmente cenare con i cibi preparati dalla “cafeteria” dell’ ospedale; una dieta a mio parere ideale, a base di cereali (riso polenta patate e “maccaroni”) con cui combiniamo piatti unici con vari tipi di legumi locali e come una vera delizia la chorba ( zuppa di verdure e patate) accompagnati tutti da un gustoso pane a focaccia che ben si presta a raccogliere il cibo nel piatto, anche senza uso di posate, molto adatto a fare la scarpetta . Grazie a Dio e al filtro di casa l’acqua e le fresche bevande al gusto di mango sono amiche costanti da portarci appresso . Una volta a settimana ci viene servito il buon pesce del Nilo, un po’ troppo arrostito.. e se il mercato ci fa la grazia, ci concediamo qualche frutto, in particolare mele , banane e gli ultimi manghi di stagione.

C’è poco tempo per gustare la vita che scorre accanto all’Ospedale. Sappiamo bene che questo paese è dilaniato dalle guerre interne, tra le varie tribù , da una corruzione e inflazione devastanti, da centinaia di migliaia di profughi giunti dal Sudan e dalle regioni confinanti in guerra aperta ( questi spostamenti hanno raddoppiato la popolazione della città negli ultimi anni con un immenso campo profughi nella stretta periferia suburbana…) ma le poche puntate all’esterno necessarie per fare acquisto dei beni essenziali e ricaricare il credito del cellulare , ci fanno scontrare senza pietà contro la povertà , la confusione, la sporcizia delle strade sconnesse dove solo le moto possono correre e bambini straccioni vivono di niente. Ma comunque sia i sorrisi e i colori del mercato sono belli e caldi; i falchi dal becco giallo, gli avvoltoi e i corvi africani ci salutano con il loro volteggio e la voce stridula , gli asinelli che portano bidoni di acqua al mercato si prestano mansueti a essere fotografati, ci sorprendono a ogni angolo i venditori di stoffe , scarpe riciclate, carbone , spezie, frutta e ogni tipo di pesci bellissimi che fanno sognare fiumi limacciosi e immersi nella savana .

E il mercoledì mattina e la domenica ci sentiamo CON il personale nella preghiera di tutto l’ospedale; la domenica condividiamo le festose Messe del popolo, appena in tempo a gustare il pane eucaristico perché presto ci chiamano dalla maternità!
Il giovedì proponiamo poi al personale su loro richiesta un momento di formazione e questo ci insegna quanto è importante continuare a studiare, a imparare e a comunicare le nostre competenze qui come da noi e in ogni parte del mondo.
Riusciamo cosi in questi svaghi a dimenticare per un attimo i nostri pazienti ma per alcuni proprio non si può: la ragazza con grave tumore della gamba che andrà a morire nel suo villaggio perché qui non ci sono cure adeguate per lei, la donna pelle e ossa e affetta da un’ernia addominale trascurata e già ulcerata pronta ad allattare il suo quinto figlio appena finito il complesso intervento di riparazione, la bimba con anemia a cellule falciformi morsicata da un serpente , la donna arrivata da molto lontano stremata da un travaglio prolungato di parto che è riuscita a regalarci due gemelli con un veloce cesareo nelle mani affusolate e rapide di Marianna; ed è subito “mabruk” (complimenti in arabico) alla mamma che abbraccia i gemellini appena rianimati.

Mi accorgo che la forza e la gioia della vita hanno il sopravvento .. penso che tra 10 giorni sarò a casa e la vita riprenderà il solito e gradevole flusso di sempre ma le immagini e le emozioni a me donate ogni ora e riprese con più scatti curiosi unite all’accoglienza dell’Ospedale di Wau e delle sue eroiche suorine in trincea rimarranno ben riposti dentro di me come un tesoro prezioso da condividere .
Chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita
Proverbio cinese
